Santa Maria di Rota - Mercato San Severino (SA)

Attività Santa Maria di Rota - Mercato San Severino (SA)

Santa Maria di Rota - Mercato San Severino (SA)

La chiesa rurale alto-medievale


Il sito e le indagini

La sede gastaldale dell’actus rotensis potrebbe essere identificata con Curteri di Mercato S. Severino (SA), frazione che ospita la plebs di S. Maria, oggi nota come san Marco. La chiesa è attestata per la prima volta nell’anno 803 poiché nel suo atrio venne rogato un documento. Essa conserva nel catino absidale due cicli di affreschi sovrapposti entrambi di epoca alto medievale, oltre a rifacimenti di epoca più recente. Le prime indagini archeologiche condotte dal Centro per l’Archeologia Medievale dell’Università di Salerno nel 1985 hanno messo in luce fasi di frequentazione di epoca tardoantica e altomedievale ed hanno permesso di individuare il primo impianto della chiesa, fondata su strati di distruzione della tarda età imperiale.

I saggi preliminari del 2008 e le campagne di scavo del 2009 e del 2010, condotti dalla cattedra di Archeologia Medievale dell’Ateneo salernitano, hanno riguardato la zona a Ovest dell’aula dove è stata rinvenuta un’articolata sequenza insediativa che ha evidenziato la continuità della frequentazione del sito dall’epoca romano-repubblicana fino al primo Medioevo seppure con notevoli modificazioni nelle destinazioni d’uso dell’area.

In base a quanto a tutt’oggi indagato si ipotizza che si siano susseguite le seguenti fasi:

  1. la frequentazione più antica è rappresentata da un edificio con piano di calpestio -3.27m rispetto a quello attuale e di cui è stato messo in evidenza un vano pavimentato con laterizi quadrati (36M) e un ambiente interrato e intonacato a Nord di 53M. In base a confronti tipologici si propone come datazione la fine del I secolo a. C. e l'inizio del I secolo d. C.
  2. Il piano pavimentale venne innalzato con un riempimento di tufi e materiali di riporto per 70 cm ca. Il fabbricato, presumibilmente di carattere residenziale, fu decorato con pavimenti a mosaico e affreschi parietali (UUSSMM 40M e 43M). Si ipotizza che a questa fase si debbano far risalire anche le strutture rinvenute a Sud, cioè una vasca in cocciopesto (30M) e due basi in tufo (50M e 51M) precedute da un canale (65M e 67M) e da un peristilio di colonne in laterizio, rinvenute disfatte. In base ai frammenti di decorazione parietale si ritiene che si debba porre l'intervento di ammodernamento della villa verso la fine del I secolo d. C.
  3. Gli ambienti subirono alcuni interventi di restauro e risistemazione riscontrati nell'alloggiamento di un marmo pavimentale al centro del vano occidentale e della preparazione in calce stesa per l'alloggiamento del mosaico 18M, visibile solo alla base dei muri 12M e 83M. Non è ancora chiaro se le tamponature (81M, 83M) e la rasatura di 53M per ampliare la stanza furono realizzate in questa fase o poco prima.
  4. La villa venne dismessa progressivamente. Al di sotto dei crolli di tegole non sono stati rinvenuti livelli di frequentazione, anzi le tracce di incendio e le macerie insistevano su impianti già privati degli arredi architettonici.
  5. Dopo l’abbandono ma prima della definitiva rovina della villa furono collocate alcune sepolture (T3 e T4). La tipologia e alcuni materiali rinvenuti all’interno e nei pressi delle tombe indica che furono costruite nel corso del VI secolo d. C. Le sepolture terragne T1 e T2 si collocano invece in un momento successivo dato che furono ricavate in un terreno alluvionale che copriva le macerie crollate e appianate.
  6. Le ultime testimonianze di frequentazione delle costruzioni prima del loro collasso – forse dovute ad un incendio – sono le numerose monete interpretate come nummi di V-VI secolo rinvenute negli strati di cenere che coprivano i piani pavimentali e le piccole fosse di cenere con le scorie sferiformi.
  7. I crolli e i muri residui dell’edificio furono spianati per ottenere un piano su cui fu predisposto l’impianto circolare 8M, forse legato alle attività artigianali, attestate delle grosse scorie metalliche, residuo di attività di fusione, rinvenute più a Est (US 172). La presenza di monete che si datano nel corso del VI secolo sulla cresta di alcuni muri potrebbe indurre a datare a tale periodo anche questa fase.
  8. Nella zona furono asportati materiali da costruzione, come testimoniano due tagli longitudinali con direzione Sud-Ovest\Nord-Est.
  9. Il susseguirsi di eventi alluvionali determinò un primo deposito di sedimenti che obliterò gli strati alto medievali. In seguito l’area fu interessata da sporadiche costruzioni o da lavori agricoli.
  10. Infine nuovi esondazioni ed abbondanti precipitazioni determinarono la copertura e l’innalzamento della quota fino al calpestio attuale, dove, in epoca recente, fu impiantata l’aia circolare prima sostenuta da piccoli barbacani (UUSSMM 2, 3 e 7) poi innalzata e ricostruita in cemento (UUSSMM 1 e 4).

Il prosieguo delle indagini potrà chiarire se esiste una continuità tra la fase post-classica e la fondazione della struttura ecclesiastica gettando nuova luce sulla natura dell’insediamento altomedievale nella valle dell’Irno.

Bibliografia generale di riferimento

CDCCodex Diplomaticus Cavensis. Napoli 1873; CLA – G. Cavallo, G. Nicolaj (a cura di), Chartae Latinae Antiquiores. Facsimile-edition of the latin charters. 2nd series. Ninth Century (Band L - Italy XXII), Cava dei Tirreni I, publ. by M. Galante, Dietikon-Zurich 1997, pp. 20-21; Grierson, L. Travaini, Medieval European Coinage. Italy III (South Italy, Sicily and Sardinia), vol. 14, Cambridge 1998; Natella, I Sanseverino di Marsico. Una terra, un regno, Mercato S. Severino 1980; Peduto, Dalla città di Rota al castello dei Sanseverino: un progetto di scavo territoriale, in Rassegna Storica Salernitana (n.s.) V.1, 6/1988, pp. 155-160.

Pubblicazioni del gruppo di ricerca

A. Corolla, ‘La terra dei Sanseverino: i castelli e l'organizzazione militare, insediativa ed economica del territorio’, in P. Peduto (a cura di), Mercato Sanseverino nel Medioevo. Il castello e il suo territorio, Firenze 2008, pp. 33-141; Fiorillo, ‘Su alcuni materiali provenienti dalla chiesa di San Marco a Rota’, in P. Peduto, A. Musi, L. Rossi (a cura di), Mercato S. Severino, Salerno 2003, pp. 41-52; R. Fiorillo, ‘La ceramica della plebs di S. Maria di Rota a Mercato S. Severino (SA): simbolismo bizantino e tradizione longobarda nella produzione campana altomedievale’, in R. Fiorillo, P. Peduto (a cura di), Atti del III Congresso Nazionale di Archeologia Medievale (Salerno, 2-4 ottobre 2003), Firenze, 2003, pp. 127-134; Fiorillo, B. Gargiulo, G. Santangelo, A.M. Santoro, ‘Primi risultati dallo scavo di S. Maria di Rota nei dintorni di Salerno’, in F. Redi, A. Forgione (a cura di), Atti del VI Congresso Nazionale di Archeologia Medievale (L'Aquila, 12-15 settembre 2012), Borgo san Lorenzo, 2012, pp. 533-539; P. Peduto, ‘La Campania’, in P. Pergola (a cura di), Alle origini della parrocchia rurale (IV-VIII sec.) (Atti della giornata tematica dei Seminari di Archeologia Cristiana, Rome, 19 marzo 1998), Città del Vaticano 1999, pp. 371-378.

Team

foto di FIORILLO Rosa

FIORILLO Rosa

Responsabile Scientifico

Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale/DISPAC
foto di SANTORO ALFREDO MARIA

SANTORO ALFREDO MARIA

Responsabile Scientifico

Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale/DISPAC